Una scuola di vita che cresce nell'orto. Intervista a Stella Niccolai e Giulio Cialdi » Cooperativa Gemma

Una scuola di vita che cresce nell’orto. Intervista a Stella Niccolai e Giulio Cialdi

Decidere di organizzare l’orto della scuola è di per sé un’attività piuttosto bella da proporre ai ragazzi, già densa di significato. Ma quando l’orto diventa sinergico e comincia a contaminarsi di tanti altri mondi ed esperienze, e a farsi veicolo di una filosofia dell’educazione e della conoscenza, allora la questione si fa davvero interessante.

Lorto sinergico è un’attività pomeridiana che coinvolge i ragazzi della scuola media dell’ICS Nannini di Vignole, una delle scuole partner del progetto WelComE per il contrasto della povertà educativa minorile.

Siamo andati a parlare di questa speciale attività con il dirigente scolastico Stella Niccolai e con il professor Giulio Cialdi, agronomo e insegnante di sostegno della scuola che da qualche settimana ha iniziato il lavoro con i ragazzi interessati.

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Che cosa significa fare un orto sinergico?

G.C. L’orto sinergico che vogliamo fare a scuola è un orto con caratteristiche olistiche, che non riguardano cioè soltanto l’orto in senso stretto. Un orto “vecchio stile”, caratterizzato da un’agricoltura lenta e dalla stretta sinergia tra le varie piante, il terreno e l’ambiente circostante. Come quelli che facevano i nostri bisnonni.

Come si crea questa sinergia?

G.C. Per creare sinergia in un orto bisogna avere l’accortezza di mettere le giuste piante l’una vicina all’altra, per esempio. Una pianta che ha bisogno di tanti nutrimenti dal terreno va messa vicina ad una meno esigente, per permettere al suolo di ricreare tutte le sostanze nutrienti necessarie ad entrambe senza affaticarsi troppo. Bisogna avere grande rispetto della fertilità del suolo, per non ritrovarsi, com’è successo in seguito alla rivoluzione verde, con terreni aridi, sterili, desertificati.

S.N. Il professor Cialdi sta prospettando ai ragazzi un mondo in cui si può vivere in maniera più rispettosa dell’ambiente e delle risorse dell’umanità. Rispettando i ritmi della natura si impara a rispettare i ritmi delle persone. Quello che vogliamo fare con questa attività è far sperimentare ai ragazzi il fatto che non tutto si compra al supermercato, e che per far crescere le verdure nell’orto c’è bisogno di impegno e fatica, ma soprattutto di cura. Il concetto di cura è centrale. Avere cura di noi stessi, della propria individualità, della personalità, una risorsa da  mettere a frutto per scoprire dei talenti, delle passioni. I ragazzi hanno bisogno di imparare che bisogna avere cura degli altri per avere cura di se stessi, e viceversa; se non si ha cura di se stessi è difficile anche essere in grado di occuparsi degli altri. Quando una persona è da sola rischia di perdere il controllo, ma se ha un gruppo stabile intorno a sé, tutto è più facile: è il concetto di comunità.

Anche i bambini devono capire che da soli non ci si fa. Se la cinciallegra non depone le uova è un problema. E se un ragazzo non studia il minimo comune multiplo, è un problema anche quello. Insomma, l’attività dell’orto sinergico non è fine a sé stessa, ma un punto di partenza per occuparsi dell’intera figura umana e dell’ambiente in cui la persona è inserita. L’orto può essere una metafora molto efficace della vita sociale.

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Quali sono le attività che faranno i ragazzi nell’orto?

G.C. Una delle prime cose che faremo è costruire una mangiatoia per gli uccellini, per le cinciallegre in particolare, che hanno difficoltà a deporre le uova in questo momento storico. Vi chiederete “Perché, che cosa c’entra con l’orto?” Stiamo parlando di sinergia, dunque dobbiamo tenere in considerazione tutto il sistema agro-ecologico che vive intorno all’orto, e che noi abbiamo il dovere di conoscere, favorire, e ricompensare in qualche modo con la nostra opera.

Faremo anche una piccola stazione meteo per imparare a conoscere il ciclo delle stagioni e ciò che comporta in agricoltura; costruiremo un Bugs Hotel per studiare gli insetti impollinatori e predatori di altri insetti. E quando pioverà, affronteremo l’argomento dei germogli, che si possono coltivare anche in un barattolo.

S.N. È chiaro che il nostro intento come scuola non è quello di formare degli agronomi, ma quello di mettere nella società degli uomini e delle donne, degli individui consapevoli. Il nostro obiettivo primario è il successo formativo, e attraverso questo tipo di attività è più facile far passare ai ragazzi il concetto che il successo formativo è importante per la propria consapevolezza, e che tutto ciò che si impara a scuola fa parte di quella realtà che un domani questi ragazzi saranno chiamati a descrivere, a interpretare e a vivere. La scuola deve fornire ai ragazzi tutti gli strumenti per riuscire a descrivere al meglio la realtà, ma anche la comunità deve fare la sua parte e farsi educante.

Quindi l’orto sinergico è anche occasione di approfondimento didattico?

G.C. Certo, attraverso le attività che portiamo avanti nell’orto sinergico possiamo collegarci a tante materie scolastiche.

Attraverso l’agricoltura si studia la Storia; possiamo decidere, per esempio, di fare un orto precolombiano in cui coltivare solo colture conosciute prima della scoperta dell’America; o, viceversa, creare un orto post-colombiano. E poi la Scienza, ovviamente: lo studio delle piante, dei processi vegetativi. Scienza e Storia insieme: sapete che gli antichi romani erano grandi mangiatori di germogli? Durante i lunghi spostamenti a piedi si portavano addosso un sacchettino di juta contenente semi di leguminosa che con il calore del corpo germogliavano in poche ore, diventando cibo super nutriente.

Nell’orto si impara la Geometria perché gli spazi in cui coltivare devono essere precisi e misurati. E ancora lezioni di Fisica attraverso l’uso di strumenti come la stadera (antica bilancia che usavano i contadini), ma anche di Italiano, con le riflessioni sugli articoli determinativi e indeterminativi.

S.N. Come insegna “Il Piccolo Principe”, c’è una grossa differenza tra dire “una cinciallegra” e “la cinciallegra”. Quest’ultima è quella che viene a beccare il mangime nella mangiatoia che hai costruito tu, quella che frequenta il tuo orto e che vedi tutti i giorni. Una volta che si è capito questo, si può fare anche la fatica di imparare che gli articoli determinativi sono sei!

Queste sono riflessioni pratiche che si fanno nel giro di un minuto, ma che poi non si scordano più.

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In che modo l’attività dell’orto sinergico potrebbe uscire dai confini della scuola? Quali percorsi potrebbe attivare?

S.N. L’idea è quella di attivare una collaborazione con l’Emporio Sociale di Quarrata, che potrebbe ricevere gratuitamente la verdura cresciuta nell’orto sinergico della scuola.

Ma c’è da dire che in realtà questa, come altre attività, è già uscita in qualche modo dai confini della scuola, perché si realizza all’interno di un progetto (WelComE) che punta a costruire una comunità educante, un progetto che tiene la scuola aperta tutto il giorno proprio perché possa essere contaminata dalle energie buone del territorio.

Questa apertura alla comunità, questo stare insieme agli educatori esterni, ha cambiato un po’ la mentalità della scuola; ci ha portato a renderci conto, per esempio, che è sbagliato fare piani di inclusione specifici per alcune categorie di persone, perché qualcuno rimane sempre fuori. Quindi abbiamo voluto puntare su un piano di inclusione unico che includesse tutti, perché ogni individuo è un essere meraviglioso che ha bisogno di tante attenzioni per crescere, germogliare e dare il meglio.

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